C’era una volta la réclame

Ago / 2018 by
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C’era una volta la réclame
Una volta i mezzi d’informazione erano pochi, pochi i prodotti sul mercato, poche le esigenze della gente. Poche o, almeno, elementari.
Le prime réclame sui giornali parlavano di brillantina, crema per i baffi, pastiglie balsamiche e trappole per i topi.

Poi venne la pubblicità
Quando la vita cominciò a migliorare e oggetti di ‘benessere’ cominciarono ad affacciarsi sul mercato, l’esigenza di far conoscere il proprio brand e i propri prodotti, diventò sempre più importante. La concorrenza si faceva più serrata.
I mezzi di comunicazione si moltiplicavano. Quotidiani e riviste parlavano a pubblici sempre più vasti. Poi vennero e le radio e le televisioni.
Le tirature e gli indici di ascolto davano la certezza dell’ampiezza del pubblico cui ci si rivolgeva. Si cominciò a parlare di costo contatto.
Lo spazio disponibile per la pubblicità era limitato –si poteva inserire solo un numero limitato di aziende.
L’obiettivo era di far diventare ‘familiare’ il proprio brand in modo che i bisogni dei clienti trovassero naturale e automatica risposta in un certo brand.
Le aziende decidevano un budget annuo per la pubblicità e lo ripartivano su alcuni mezzi.
Tutto finiva lì ad eccezione di qualche promozione particolare nel corso dell’anno (si attingeva al famoso extra-budget).
Un grafico (non si sentiva ancora l’esigenza di un creativo) preparava le inserzioni e una persona che ‘sapeva scrivere’ preparava l’annuncio. Non c’era bisogno di essere dei grandi esperti. Il pubblico non era ancora tempestato di offerte.
Bastava dire che quel prodotto ‘lavava più bianco’ per spingere i potenziali clienti almeno a provare il prodotto.
Poi tutto si dilatò: il potere d’acquisto, le ditte produttrici, la quantità di prodotti sul mercato. Le esigenze vere, e non, del mercato sembravano non aver più fine. La battaglia si spostò dalla pura informazione all’obbligo di essere accattivanti, aggressivi, unici nel visual visto che non si poteva essere veramente unici nell’offerta.
Il consumatore venne irretito in giochi fantasmagorici di luci e rumori. L’importante non era essere ma avere.
L’imperativo per le aziende era fare anno dopo anno, un fatturato di + qualche cosa come se i consumi potessero veramente dilatarsi in continuazione.
Un meccanismo distorto e destinato a segnare il tempo.

E poi arrivò la rete
Quando arrivò internet bastava esserci per dimostrare di essere al top.
Ben presto internet si trasformò in una enorme platea di voci urlanti, sussurranti. Miliardi di voci all’interno delle quali era sempre più difficile farsi sentire.
Allora arrivarono i social, il luogo potenzialmente più ricco di possibilità, a patto di saperlo usare.
Purtroppo tutti pensano di saperlo usare e così, diventa il luogo delle opinionisti da caffè.

E allora?
È il momento di fare chiarezza, di fare pulizia. La rete e i social sono degli strumenti straordinari ma vanno utilizzati bene e, soprattutto non sono ‘gratis’.
Ci voglio ore ed ore per restare aggiornati su cosa succede nell’universo della rete, su quali sono i modi e i tempi con cui parlare-meglio dialogare- con i propri pubblici.
Bisogna definire (come si faceva con i giornali) il piano editoriale. Bisogna fare in modo che il sito sia sempre allineato con l’azienda e con le sue politiche.
Ci vuole la collaborazione con un esperto del settore. È questo che fa la differenza tra un sito o un social che si perde in rete e un sito o un social che emergere, crea identità e promuove le vendite.

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