Cadere nel buco del divario digitale

Ott / 2020 by
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Cadere nel buco del divario digitale

Di rientro da un viaggio all’estero mi sono dovuta sottoporre al tampone obbligatorio e, come da disposizioni, sono rimasta in isolamento domiciliare fino all’esito. Al momento del tampone, l’infermiera mi ha informata che avrei ricevuto l’esito entro 24-48 ore tramite una telefonata: sarebbe arrivata una chiamata automatica in caso di esito negativo, avri invece ricevuto una chiamata ‘ordinaria’ in caso di esito positivo. Nel caso non avessi ricevuto notizie, avrei dovuto chiamare il mio medico di base per consultare a video la mia scheda.
Fino a qui tutto bene.

Torno a casa, mi metto al lavoro e intanto il tempo passa.
Trascorre un giorno e niente.
Trascorre un giorno e mezzo e niente.
C’è tempo, mi dico.

Nel frattempo una conoscente mi dice che anche suo figlio ha fatto il tampone e, non ricevendo l’esito, ha chiamato l’ufficio scoprendo che si erano dimenticati di avvisare tutto il blocco di quel turno di analisi.

Così, nel dubbio, chiamo il mio medico per chiedere informazioni e scopro che è in pensione da gennaio. Non vado molto dal medico e con il lockdown, sicuramente, le occasioni e le necessità di farle visita non si sono create. Non può guardare i dati, devo trovare un altro medico e mi suggerisce un nome, dice che posso fare tutto in via telematica.

Così vado sul sito della Regione, come mi ha indicato, e avvio la procedura.
Che però, per accedere al servizio, prevede che io abbia lo SPID.
E lo SPID si può richiedere

  1. Autenticandosi con la carta di identità elettronica, cosa che io non ho. La mia scade l’anno prossimo, probabilmente la nuova sarà elettronica, ma per ora non è così
  2. Recandomi personalmente alla ASL o in altra struttura abilitata per farmi riconoscere, ma io sono in isolamento domiciliare e non posso uscire
  3. Autenticandomi tramite webcam, ma le piattaforme che offrono il servizio gratuito sono sature e non hanno slot di prenotazioni aperte al momento; le altre piattaforme offrono il servizio a pagamento e comunque i link presenti nella pagina del sito non funzionano, così devo cercare uno per uno in Google i nomi dei sistemi per arrivare ai rispettivi siti e capire cosa fare

Penso di iniziare almeno a registrarmi, ma non trovo la pagina per farlo. Devo cercare in Google anche questo per riuscire ad arrivare alla pagina giusta del sito. Comunque la situazione non cambia e i vincoli alla registrazione sono sempre gli stessi perché devo passare comunque per una qualche autenticazione.

Ho un’idea alternativa: la ASL ha in mano i miei dati, la ASL mi aiuterà!

Così chiamo la sede locale e una signora gentile mi dà il numero del CUP e inoltra a loro la mia chiamata. Suona a vuoto per 4 lunghi minuti.
Riprovo dopo 5 minuti. Suona a vuoto.
Riprovo dopo 5 minuti. Suona a vuoto.
Riprovo dopo 5 minuti. Suona a vuoto.
Riprovo dopo 5 minuti. Tirano su e riagganciano
Riprovo subito. Numero occupato.
Riprovo ancora. Numero occupato.
Riprovo ancora. Numero occupato.
Riprovo dopo 5 minuti. Suona a vuoto.
Riprovo dopo 5 minuti. Suona a vuoto.
Riprovo dopo 5 minuti. Suona a vuoto.
Riprovo dopo 5 minuti. Tirano su e riagganciano
Riprovo subito. Numero occupato.
Riprovo ancora. Numero occupato.
Inizio ad agitarmi. Innervosita lo sono già, devo dire.

Scrivo un’email facendo presente la situazione e le numerose telefonate a vuoto. Mi rispondono quasi subito con un laconico ‘Deve aspettare 48 ore’ e mi inoltrano un documento con istruzioni sull’esame e sul ritiro dei referti che probabilmente, per quel che c’è scritto, avrebbero dovuto mandarmi già prima di fare il tampone.

Leggo e almeno c’è una soluzione: se non chiamano posso mandare qualcuno con la delega, mi sembra di capire.
Fortunatamente dopo due ore ricevo la chiamata automatico e mi scarcerano.

Tutta questa faccenda, oltre ad avermi fatto passare un paio d’ore di agitazione (già mi vedevo tirar su la spesa con il cestino calato dal balcone e cose del genere) mi ha fatto riflettere sul divario digitale.

COSA È IL DIVARIO DIGITALE

Parto da una definizione: il divario digitale o digital divide indica il divario esistente tra chi ha accesso alla tecnologia dell’informazione e chi ne è escluso per condizioni economiche, livello di istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età, provenienza geografica, appartenenza a gruppi etnici, ecc.

Può essere inteso:

• In senso stretto come divario nell’accesso materiale alle tecnologie dell’informazione

• oppure, a un secondo livello, come disparità nell’acquisizione di risorse o nelle capacità necessarie a filtrare/comprendere/valutare le informazioni disponibili

Io, praticamente nativa digitale, entusiasta ed esperta di ‘roba digitale’, connessa con la fibra, da una città della industriosa e iperconnessa Pianura Padana sono capitombolata nel baratro del divario digitale inciampando nelle burocrazia e nella scarsa usabilità di un sito.

Quando, al Web Marketing Festival di un paio di anni fa, ho sentito parlare alcune persone del team di sviluppo dell’Agenda Digitale Italiana e introdurre il tema dello SPID e tutto il resto, ne sono rimasta affascinata. Che meraviglia, che semplificazione, che agevolazione! Mi sono detta.

E sono convinta ancora che lo sia, ma c’è un nodo da sciogliere, un divario da colmare perché da una parte c’è chi è già ‘a livello’, ha già tutto l’equipaggiamento necessario per entrare in questo nuovo circuito (credo) virtuoso. E dall’altra parte però c’è chi non ha ancora nulla di tutto questo e per adeguarsi deve passare per lunghe code agli sportelli e per uffici che mettono giù il telefono ancora prima di aver detto ‘pronto’.

L’analisi ISTAT sulla scarsa ‘maturità’ della digitalizzazione delle aziende, a cui ho accennato nei post precedenti, forse ritrare proprio situazioni di questo genere, dove l’infrastruttura magari c’è ma non è completa, oppure c’è ma manca tutta la parte soft, quella relazionale, quella dell’usabilità, per portare una macchina o un software a essere, tanto nella produzione quanto nelle relazioni, un aiutante e non un ostacolo.

Anche qui ci vuole integrazione.


P.S. Sono poi stata all’ufficio postale ad attivare il mio SPID. Ho dovuto lottare con mille codici di verifica e di autenticazione, che spesso tardavano ad arrivare facendo scadere la sessione di navigazione e costringendomi a ricominciare da capo il processo. Ma ora posso dire felicemente di essere in possesso del mio SPID e, soprattutto, di avere di nuovo un medico di base.

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